Traeva ispirazione dai sogni per consigliare la comunità e i segni della Dea sul suo corpo testimoniavano il legame con il ciclo di Vita-Morte-Rinascita. Periodicamente giungevano al santuario stranieri in pellegrinaggio, per partecipare alle feste in onore del Sole, alla sua nascita nei freddi mesi invernali, al pieno vigore del periodo primaverile, quando incarnato nel muflone o nel toro scorrazzava inebriato dai profumi delle erbe e dei fiori, quando infine declinava nella maturità dei frutti autunnali per assopirsi, infine, e nascondersi nel ventre della terra, avvolto nelle nere vesti del grembo materno. La scelta della sacerdotessa avveniva presto, ancora bambina era riconosciuta dalla più anziana, che le passava le parole del sogno, la preghiera che la Dea aveva donato a ciascuna di loro per il bene di tutti. La sua casa era tra le altre del villaggio, solo periodicamente si allontanava per un periodo di solitudine che le permetteva di affrontare la vita di ogni giorno tra gli altri. Da bambina aveva paura di quei giorni silenziosi, delle notti passate sotto le stelle, avvolta nella veste e, d'inverno, nella piccola pelle di pecora che doveva scaldarla, lontano dalle braccia della madre. Le davano il pane cotto sulla pietra rovente, una piccola brocca con i simboli della Dea, che doveva usare per attingere l'acqua dal pozzo sacro, dalla sorgente che mai, in estate e in inverno, si asciugava o diminuiva nell'afflusso costante alla vasca di pietra. Ricordava gli incubi la notte, quelle stelle che palpitavano e brillavano e sembrava volessero parlare e dirle qualcosa, ma lei voleva solo tornare al caldo della capanna, ai fratellini che le tiravano calci nel sonno, ai pochi latrati del cagnolino che di notte sonnecchiava davanti alla tenda che chiudeva l'entrata. Che parole nascoste nel cielo doveva ascoltare? Divenuta più vecchia di sua madre, a volte se lo domandava e sollevava lo sguardo su quelle amiche lontane, ammucchiate strette strette nell'immensità, che le facevano l'occhiolino, divertite e maliziose, a volte nascoste dietro la severa, pulsante maestà della luna. In certi momenti, quei giorni e quelle notti di solitudine l'avevano salvata dalla follia.
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