Lettori fissi

domenica 22 luglio 2012

Aspettando un giorno di pioggia



Il cielo non è mai uguale a sé stesso. Mai si trova per due volte quella sfumatura di blu o quelle nuvole rade,  che velano l’orizzonte e spingono l’animo a dilatarsi,  cercando di immaginare cosa nascondono. E’ la garanzia che ci sarà sempre un domani nuovo di zecca, un inizio originale solo per noi,  un passo ancora nella danza della nostra vita.
E quando il blu colerà sul mondo,  ricoprendo dolcemente le montagne,  i grattacieli e le baracche di periferia,  noi ci faremo avvolgere dalla sua bellezza,  chiudendo gli occhi mentre,  davanti alla finestra aperta,  accogliamo l’onda che ci sommergerà.



lunedì 9 luglio 2012

Il vento di domani




Il cuore diviso era attraversato da venti contrari, un turbine che dissipava ogni incertezza, soffiava via i dubbi, la sofferenza, le lacrime. Un vento impetuoso che aveva aperto le ali del cuore e portato via i nomi delle cose. Felice e smemorato, Nur-y-am rideva ormai di tutto, il viso rivolto al cielo, gli occhi che forse vedevano e forse no, verdi occhi da gatto che tutti ricordavamo neri. Ma da quando quel vento gli era soffiato dentro, lui non era stato più lo stesso. Viveva ormai attraverso la natura e lo sguardo fisso su qualcosa aldilà dell’oggi lo separava da tutti noi, macigni legati alla terra, che nessun vento riesce a smuovere. Tutti lo accudiamo, tutti ascoltiamo le sue parole, perché sappiamo che la Dea ha lasciato il segno su di lui: lo sguardo, attraversato perennemente dal vento, ce lo ha rivelato.

Le acque della Dea




Correndo a piedi nudi nel fango, piangeva. Correva e piangeva e le lacrime si mescolavano alla pioggia, finivano nel fango e lì macchiavano i piedi e le gambe, schizzandoe di melma. Acqua bianca dal cielo e dall’anima, acqua nera dalla terra e dal cuore. Il cuore nei piedi, a battere il ritmo frenetico che la portava via da tutto. Inciampò, si fermò, il tempo smise di correre con lei. E a un tratto la strada parve farsi più sicura, la pioggia era diventata gentile, le lacrime ormai incorniciavano un bagliore lontano. Nella sera che scendeva, la sagoma scura della capanna di Mar- am le appariva come un rifugio, apparso per la sola forza del desiderio che provava. Senza più correre, col fango che mescolava terra e erba intorno ai suoi passi, si diresse verso l’ingresso, sormontato dalla falce benevolente della Dea.
Evocato dalla preghiera, apparve il bagliore di una lampada, una mano calda si posò sulla sua.

lunedì 2 gennaio 2012

Il segno della Dea



Raccontare questi fatti ai miei nipoti mi è sempre sembrata una cosa pericolosa, un immischiarmi nel rapporto tra mio figlio e i suoi figli per introdurre l'avventuroso e il lontano in un'educazione tutta tradizionale. Talmente tradizionale non l'ho ricevuta neanch'io, ormai più di novant'anni fa, quando ero bambina nel mio villaggio, la bambina coi capelli rossi del villaggio di pietre. Anzi del villaggio circolo sacro di pietre della Dea. La minuzia con cui El-am ha preparato i riti di iniziazione dei suoi bambini, per non parlare della loro nascita, festeggiata con tutti gli onori al primo equinozio, non la riconosco, non la sento mia.
A volte penso che a mio figlio piacciano le feste in sé più che l'occasione per la quale il villaggio si riunisce. Un'altra profonda differenza tra noi due: io fuggo gli altri appena posso, ubriacata dalle mille emozioni che mi circondano e sogno la solitudine e il silenzio. Lui, invece, non può stare lontano dalla gente e anche la moglie che si è scelto... Mah, io non dovrei dire niente, visto che suo padre è il mio esatto opposto: un chiacchierone instancabile, l'unico, però, che non mi annoi.
I nipoti... come al solito vago con la mente, vagabondando nella campagna vicina alla fonte sacra. Ormai il tragitto abituale segna le mie giornate: la mattina cammino, cammino, senza queste camminate non potrei più vivere, tutto l'universo si fermerebbe. E poi, mi calmo e penso a quest'ultimo problema: cosa posso dire ai miei nipoti? Cosa trasmettere del sapere della dea, così evanescente nei miei pensieri ma forte nella memoria, come l'odore dell'olio di lentischio? A mio figlio non ho mai potuto rivelare niente e anche Levy-am non ha mai capito, o approvato, il legame che io sento così forte con La Luminosa. A volte la notte si sveglia e non trovandomi al suo fianco brontola, ancora dopo tanti anni, e non capisce perché mi alzi a guardare la Dea che brilla nel cielo. Non posso certo dirgli che il mio colloquio con lei riprende ogni notte ed è come un racconto d'amore, un abbraccio dell'anima che mi colma di forza da riversare su di lui e su tutti gli altri. La dea luminosa mi riempie tanto da traboccare su chi mi sta intorno, come nella fonte sacra l'acqua zampilla ininterrottamente, riempiendo il cavo ventre della terra.
Questo è il segno della dea per me, questo è l'effetto del suo canto quando è piena e nel cielo terso e nero risplende su tutti noi. Ma di questo non saprei parlare ai miei nipoti, piuttosto vorrei raccontare delle altre che portano il segno della dea su di sé e degli altri, gli uomini che hanno incontrato la dea nella loro vita e che sono stati cambiati da lei. O forse è la mia presunzione a dire che la dea li ha cambiati, probabilmente loro erano pronti a ricevere il suo messaggio, le loro anime recavano già il presagio del suo sigillo.
A un tratto mi ritrovo davanti a una pietra rossa. E' lì in mezzo all'erba, è proprio rossa. Non ha niente di speciale, tranne che è rossa e che l'ho vista all'improvviso, ridestandomi dai miei pensieri. La raccolgo e mi accorgo che non è una pietra: è un pezzo di argilla dipinta, è rossa ma su uno dei lati vi sono dipinte delle spirali più chiare. Non è ceramica del nostro villaggio ma ha il segno della dea. È questo che dunque devo fare: portare il segno della dea ai miei nipoti e cominciare il racconto da qui.