Il cuore diviso era attraversato da venti contrari, un
turbine che dissipava ogni incertezza, soffiava via i dubbi, la sofferenza, le
lacrime. Un vento impetuoso che aveva aperto le ali del cuore e portato via i
nomi delle cose. Felice e smemorato, Nur-y-am rideva ormai di tutto, il viso
rivolto al cielo, gli occhi che forse vedevano e forse no, verdi occhi da gatto
che tutti ricordavamo neri. Ma da quando quel vento gli era soffiato dentro,
lui non era stato più lo stesso. Viveva ormai attraverso la natura e lo sguardo
fisso su qualcosa aldilà dell’oggi lo separava da tutti noi, macigni legati
alla terra, che nessun vento riesce a smuovere. Tutti lo accudiamo, tutti
ascoltiamo le sue parole, perché sappiamo che la Dea ha lasciato il segno su di
lui: lo sguardo, attraversato perennemente dal vento, ce lo ha rivelato.
Nessun commento:
Posta un commento