Correndo a piedi nudi nel fango, piangeva. Correva e
piangeva e le lacrime si mescolavano alla pioggia, finivano nel fango e lì
macchiavano i piedi e le gambe, schizzandoe di melma. Acqua bianca dal cielo e
dall’anima, acqua nera dalla terra e dal cuore. Il cuore nei piedi, a battere
il ritmo frenetico che la portava via da tutto. Inciampò, si fermò, il tempo
smise di correre con lei. E a un tratto la strada parve farsi più sicura, la
pioggia era diventata gentile, le lacrime ormai incorniciavano un bagliore
lontano. Nella sera che scendeva, la sagoma scura della capanna di Mar- am le
appariva come un rifugio, apparso per la sola forza del desiderio che provava.
Senza più correre, col fango che mescolava terra e erba intorno ai suoi passi,
si diresse verso l’ingresso, sormontato dalla falce benevolente della Dea.
Evocato dalla preghiera, apparve il bagliore di una lampada,
una mano calda si posò sulla sua.
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