Lettori fissi

venerdì 3 dicembre 2010

La sacerdotessa


Traeva ispirazione dai sogni per consigliare la comunità e i segni della Dea sul suo corpo testimoniavano il legame con il ciclo di Vita-Morte-Rinascita. Periodicamente giungevano al santuario stranieri in pellegrinaggio, per partecipare alle feste in onore del Sole, alla sua nascita nei freddi mesi invernali, al pieno vigore del periodo primaverile, quando incarnato nel muflone o nel toro scorrazzava inebriato dai profumi delle erbe e dei fiori, quando infine declinava nella maturità dei frutti autunnali per assopirsi, infine, e nascondersi nel ventre della terra, avvolto nelle nere vesti del grembo materno. La scelta della sacerdotessa avveniva presto, ancora bambina era riconosciuta dalla più anziana, che le passava le parole del sogno, la preghiera che la Dea aveva donato a ciascuna di loro per il bene di tutti. La sua casa era tra le altre del villaggio, solo periodicamente si allontanava per un periodo di solitudine che le permetteva di affrontare la vita di ogni giorno tra gli altri. Da bambina aveva paura di quei giorni silenziosi, delle notti passate sotto le stelle, avvolta nella veste e, d'inverno, nella piccola pelle di pecora che doveva scaldarla, lontano dalle braccia della madre. Le davano il pane cotto sulla pietra rovente, una piccola brocca con i simboli della Dea, che doveva usare per attingere l'acqua dal pozzo sacro, dalla sorgente che mai, in estate e in inverno, si asciugava o diminuiva nell'afflusso costante alla vasca di pietra. Ricordava gli incubi la notte, quelle stelle che palpitavano e brillavano e sembrava volessero parlare e dirle qualcosa, ma lei voleva solo tornare al caldo della capanna, ai fratellini che le tiravano calci nel sonno, ai pochi latrati del cagnolino che di notte sonnecchiava davanti alla tenda che chiudeva l'entrata. Che parole nascoste nel cielo doveva ascoltare? Divenuta più vecchia di sua madre, a volte se lo domandava e sollevava lo sguardo su quelle amiche lontane, ammucchiate strette strette nell'immensità, che le facevano l'occhiolino, divertite e maliziose, a volte nascoste dietro la severa, pulsante maestà della luna. In certi momenti, quei giorni e quelle notti di solitudine l'avevano salvata dalla follia.


domenica 14 novembre 2010

segni dal passato


 Questi simboli mi sembrano il maschile e il femmnile insieme, la rappresentazione del divino adorato dai nuragici... forse anche i primi simboli dell'alfabeto nuragico:  A B ?


Altare nuragico nel sito S'arcu 'e is forros (Villagrande Strisaili)

lunedì 1 novembre 2010

La vocazione di Lefis

La vocazione di Lefis

La grande pietra lo chiamava. Sentiva, a ondate, la pulsazione che attraversava l'aria quando alzava la testa e guardava verso l'orizzonte. A volte più nitido, a volte confuso nell'azzurro della lontananza, quel segno spiccava sugli altri monti, li sovrastava, blu contro il cielo trasparente.
Abbassò la testa, guardando l'erba sotto i piedi nudi. Gli agnelli correvano dietro alle madri, ancora senza preoccuparsi troppo di brucare lì intorno. Anche lui aveva passato la giornata a giocare, prima, anche se ormai doveva prendersi le sue responsabilità col gregge. Cercò di non pensare alla montagna lontana, non capiva l'emozione che lo prendeva quando saliva, insieme agli altri ragazzi, sulla terrazza della Torre e osservava il sole salire e illuminare gradatamente la grande pietra e la Torre. A metà percorso loro dovevano gridare, un grido improvviso, forte, era così che gli avevano insegnato: e poi correre via, quando il sole si era alzato e la festa cominciava per tutti. Correndo si lanciavano tra le risate e le urla in tutte le stradine del villaggio, ritornando indietro e avanti, seguendo l'intrico delle vie.
Quell'anno, però, lui non voleva andare alla festa, voleva stare lontano con le pecore, non voleva farsi vedere dalla grande pietra, dopo che non l'aveva ascoltata...
All'ora di pranzo tirò fuori dalla bisaccia il formaggio, un po' di pane e si sentì ancora più solo: pensò di tornare a casa, quella sera, e di dire alla mamma che non stava bene, e di farsi coccolare ancora, anche a costo di bere qualche medicina sgradevole e amara. Sdraiato sotto l'albero ombroso chiuse gli occhi, respirando piano e addormentandosi sotto lo sguardo vigile del cane che proteggeva lui e il gregge. La grande pietra all'orizzonte, immobile, scioglieva il cielo intorno a sé, facendo colare il blu trasparente, a ondate, su tutti i Suoi figli.